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Pranayama

La vita inizia con un inspiro, e finisce con un espiro. E’ un dato di fatto, una legge universale .Ed è proprio la convinzione che i nostri respiri siano in qualche modo contati, e che con quanti meno ne facciamo più a lungo viviamo, che ha dato origine alle tecniche respiratorie conosciute con il nome di pranayama.

In realtà con il termine Pranayama non si intendono solo le tecniche di respirazione utilizzate dallo yoga, ma il meccanismo attraverso il quale è possibile assorbire e controllare il prana, ovvero l’energia vitale, con lo scopo di rendere la mente stabile, forte, tranquilla e di poterne risvegliare le potenzialità latenti. (Che spesso nemmeno immaginiamo di possedere.) Il Pranayama (controllo ritmico del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patañjali.

Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente, quale mezzo per liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio. La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro. La principale sorgente di prana è in assoluto l’aria che respiriamo, ma in realtà lo assorbiamo anche dai cibi e dalle bevande, ed è per questo che nello yoga viene attribuita una grande importanza all’igiene del naso e della lingua, ad una lenta masticazione e, ovviamente, ad una efficace respirazione.

Il prana infatti viene assorbito tramite le mucose del naso e dai recettori nervosi dell’apparato respiratorio, ma anche attraverso le terminazioni nervose della lingua e della gola. Sempre secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, il gradino che precede il pranayama è costituito dalla pratica degli asana, cioè le posizioni, che hanno lo scopo preparatorio di rendere il corpo agile, flessibile e rilassato, liberandolo da movimenti nervosi e tensioni muscolari.

Quando il corpo è sotto controllo, è facile rivolgere l’attenzione al respiro, che funge da tramite tra la materialità del corpo e la spiritualità della mente, e questo ci permette, attraverso il pranayama, di raggiungere l’unione di questi due elementi, per poi passare al gradino successivo, ovvero la meditazione profonda, attraverso la ritrazione dei sensi.Il pranayama è anche un metodo funzionale per prevenire e curare molti disturbi… tuttavia l’efficacia del pranayama come prevenzione è superiore all’efficacia terapeutica.

I Chakra

Il particolare significato che il corpo pranico riveste nel Kundalini Yoga è dovuto all’esistenza di alcuni centri di energia, che si trovano al suo interno. Il termine sanscrito che li designa è  “chakra”, che significa ruota o ruote.  Essi vengono descritti come vortici, che rispendono in diversi colori e che girano vorticosamente sulla superficie del corpo pranico.

Nel loro movimento a spirale raggiungono in profondità il centro del corpo sottile, penetrando quindi anche il corpo fisico, che è racchiuso da questo involucro. Il senso di rotazione dei chakra, che possono ruotare sia verso destra sia verso sinistra, è determinato dal sesso: in questo modo viene consentito alle energie maschili e femminili di completarsi a vicenda.  Infatti, i chakra nell’uomo girano verso destra, nella donna nella direzione opposta.  Ogni rotazione in senso orario è essenzialmente maschile o, secondo la dottrina cinese, di tipo Yang;  è caratterizzata, quindi, dalla forza di volontà e dallo spirito di iniziativa, come pure da altri aspetti più negativi, quali la violenza e l’aggressività. Ogni rotazione antioraria, invece, è femminile o di tipo Yin; questa esprime ricettività e accettazione come anche aspetti più negativi quali la debolezza. Il senso di rotazione varia da chakra a chakra.

Il primo chakra maschile, ad esempio, ruota verso destra, evidenziando le caratteristiche di questo centro energetico finalizzato a conquistare e a possedere sia in senso materiale che sessuale. Diversamente, nelle donne, lo stesso chakra ruota verso sinistra, rendendole molto ricettive all’energia della terra, stimolante e portatrice di vita, che dal suolo affluisce al primo chakra. Nel secondo la situazione cambia: nelle donne ruote a destra indicando una grande capacità nell’esprimere i propri sentimenti; mentre, nell’uomo questo chakra ruota a sinistra evidenziando una tendenza a subire le azioni e a rimanere passivi sul piano emotivo. E così di seguito, i sensi di rotazione si alternano differenziando uomini e donne e determinando una complementarietà di energie in ogni aspetto della vita.

Le due forme principali e più importanti di energia penetrano nel nostro organismo attraverso il primo chakra e quello della corona. Questi due chakra sono collegati dalla Sushumna che a sua volta è unita ai chakra mediante dei peduncoli attraverso i quali li fornisce di energia vitale. La Sushumna è, nello stesso tempo anche il canale attraverso cui sale l’energia chiamata Kundalini.

Comprendere i chakra ci aiuta a capire il modo in cui l’energia viene processata dall’essere umano all’interno della vasta e complessa interazione di un’esistenza a vari livelli. Nello studio e nell’insegnamento del Kundalini Yoga, ci concentriamo sugli otto chakra principali. Sette dei chackra corrispondono ad aree del sistema endocrino o ai plessi dei nervi del corpo fisico mentre l’ottavo corrisponde all’aura o al campo magnetico del corpo.

I primi tre chakra sono conosciuti come il Triangolo Inferiore mentre il quinto, il sesto e il settimo chakra come il Triangolo Superiore. Il quarto chakra, il chakra del cuore è il punto di equilibrio tra di essi, dove l’esperienza passa da “me a te” o da “me a noi”. Nessun chakra sta da solo. Quando esploriamo l’anatomia dello Yoga abbiamo bisogno di spostare la nostra comprensione dal bisogno di analizzare e separare ad un approccio più olistico, che riconosce che tutto lavora all’unisono.

I chakra fanno tutti parte di un ciclo più ampio di  evoluzione e trasmissione, manifestazione e sublimazione. I chakra del Triangolo Inferiore si contrano sull’eliminazione e la riduzione e sono bilanciati dai chakra del Triangolo Superiore che accumalono, creano e ridefiniscono.  I primi 5 chakra sono associati ad ognuno dei 5 Tattva o elementi grossolani: terra, acqua, fuoco, aria ed etere e alle qualità che ogni elemento rappresenta. I chakra superiori corrispondono ai regni più sottili, per tanto non c’è correlazione con i tattva.