Ayurveda, ovvero la scienza della vita

L’Ayurveda è il sistema tradizionale di guarigione dell’India. Molti traducono erroneamente l’Ayurveda come scienza della vita. In realtà è un sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione, oltre che di cura, che permettono di vivere più a lungo e di migliorare la propria salute e rispettare il proprio corpo. Le origini storiche dell’Ayurveda si perdono indietro nei millenni, a un’epoca precedente al ritrovamento di documenti scritti che certifichino la sua esistenza. È opinione condivisa che, come per molte altre tradizione e opere, anche per l’Ayurveda e per i Veda in generale ci sia stata una capillare diffusione orale prima della sistemizzazione in forma scritta che cominciò ad avvenire con una serie di trattati a partire dal 450 a.C. circa. l’Ayurveda insegna che tutte le malattie colpiscono sia il corpo che la mente e che questi due aspetti non devono mai essere curati separatamente. Accanto ad una visione olistica, che potrebbe apparire discutibile per una mentalità occidentale, l’Ayurveda raccomanda un approccio globale, che include psicologia, genetica, sessualità, alimentazione e relazioni, proponendo cioè un modello di salute legato allo “stile di vita”, modello sempre di più considerato dalla medicina occidentale come una moderna soluzione “sociale” alla salute pubblica. Per contrastare la malattia quando essa si manifesta l’Ayurveda ha la possibilità di intervenire con un’ampia farmacopea e con molti strumenti terapeutici, ma la parte più importante del lavoro viene fatta in sede preventiva. Una efficace prevenzione delle malattie avviene grazie alla comprensione dell’origine della vita e dei processi della manifestazione, alla comprensione della vera natura dell’uomo e delle relazioni che ha – o dovrebbe avere – con sé stesso, con gli altri esseri umani, con l’ambiente circostante. In pratica, da questa consapevolezza nasce la possibilità di adattare l’alimentazione e le abitudini di vita individuale e sociale alla propria natura e all’ordine naturale delle cose. Questi sono gli strumenti che ognuno di noi, autonomamente e senza il bisogno di ricorrere a medici e terapeuti, può usare per prevenire l’insorgere delle malattie. La malattia non è una cosa che compare improvvisamente, ma è la conseguenza di anni e a volte decenni di abitudini e comportamenti squilibrati che non corrispondono ai ritmi e all’armonia della natura. L’Ayurveda riconosce fra le cause principali delle malattie non solo i fattori patogeni esterni, ma soprattutto i fattori che riguardano l’individuo nella sua sfera più intima. Secondo l’Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) lo stato di benessere o malattia dell’individuo. Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani) e ha determinate qualità (guṇa) che li caratterizzano. I tre dosha sono: Vata, composto da spazio (akasha) e aria (vāyu), è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna). Le sue qualità sono: freddezza, secchezza, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, durezza, ruvidezza e fluidità. La sua sede principale è il colon. Pitta, composto da fuoco (tejas) e acqua (jala), è il dosha legato alla trasformazione, alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo detto anche agni) sia a livello mentale (elaborazione delle emozioni). Le sue qualità sono: caldo, untuoso, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, morbidezza, levigatezza, chiarezza e fluidità. La sua sede principale è l’intestino tenue. Infine Kapha, composto da acqua (jala) e terra (prithvi), è il dosha legato alla coesione, al tener unito, è proprio dei fluidi corporei, lubrifica e mantiene il corpo solido e uniforme. Le sue qualità sono: freddezza, umidità, pesantezza, grossolanità, stabilità, opacità, morbidezza, levigatezza e densità.

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I fiori di Bach per curare l’ansia e gestire le emozioni

Trattare l’ansia e non solo con il trattamento basato sulle essenze dei Fiori di Bach è una cura completamente naturale e sicura per la salute delle persone. Oltre a intervenire con efficacia sui sintomi negativi di questo disordine emotivo, è possibile ottenere ottimi risultati in un breve periodo di tempo dall’inizio dell’assunzione. I fiori di Bach ― o rimedi floreali di Bach ― sono una medicina alternativa ideata dal medico britannico Edward Bach. Al riguardo, Bach sosteneva la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti, in quanto a suo dire chiunque avrebbe le potenzialità e le sensibilità necessarie per effettuare autodiagnosi e autopratica. Sosteneva inoltre che la terapia dovesse avere carattere preventivo e scevra di effetti collaterali. Alla base della floriterapia di Bach è il principio secondo il quale, nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione soltanto le sue emozioni e la sua personalità, le quali determinerebbero il sintomo manifesto nel fisico: il singolo fiore sarebbe in grado di dare il via al processo di trasformazione dell’emozione negativa nel suo tratto positivo, con una conseguente scomparsa del sintomo fisico, essendo quest’ultimo ritenuto il disturbo finale di un disagio originatosi a un altro livello, molto più profondo. Edward Bach, medico, batteriologo e omeopata di origine gallese nato a Moseley, vicino a Birmingham, nel 1886, spetta il merito di essere il fondatore della floriterapia moderna. Dopo essersi laureato in medicina, nel 1912, Bach lavora per qualche tempo come responsabile del reparto di pronto soccorso presso l’ospedale dell’University College di Londra. Nascono qui le sue prime perplessità sulla medicina ufficiale quando, applicando i protocolli terapeutici secondo l’approccio allopatico canonico, scopre che non funzionano come previsto. Scopre cioè che pazienti diversi affetti dalla stessa patologia, reagiscono diversamente allo stesso farmaco e, concentrandosi sulla personalità dei singoli malati, scopre che determinati tipi di pazienti reagiscono in determinati modi costanti. E a questo punto lo coglie un dubbio: che alla base della diversa risposta ai farmaci ci sia qualche cosa che riguarda le caratteristiche della persona, gli eventi della sua vita e il suo carattere. Passando al reparto di batteriologia e immunologia come assistente, Bach si concentra sulle connessioni tra i ceppi batterici dell’intestino umano, le conseguenti intossicazioni e la comparsa di malattie croniche, arrivando a identificare sette gruppi fondamentali di batteri, e sette tipi umani, classificati secondo il comportamento, gli atteggiamenti del corpo, l’espressione del viso, i caratteri mentali ecc. Da qui all’omeopatia il passo è breve. Nel 1918 passa al London Homeopatic Hospital, dove studia l’Organon di Hahneman e il suo concetto di psora, in cui riconosce la tossiemia intestinale da lui studiata. Su questa base, con la collaborazione di Paterson, elabora sette nosodi, ovvero auto-vaccini ricavati dai batteri patogeni trattati omeopaticamente, che sono tuttora usati per la loro efficacia in numerose malattie croniche. Bach divise i 38 fiori da lui scoperti per le loro virtù guaritrici in sette gruppi distinti. Avremo quindi, con le parole di Bach, fiori per la paura, per coloro che soffrono l’incertezza, per l’insufficiente interesse per il presente, per la solitudine, per l’ipersensibilità alle influenze e alle idee, per lo scoraggiamento o la disperazione e infine per la preoccupazione eccessiva per il benessere degli altri.

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Yoga arte di vivere: ad Albano Laziale una giornata dedicata alla scienza sacra

Domenica 1 luglio nella splendida cornice di Villa Doria ad Albano, dalle 10 della mattina fino al tramonto tutti avranno la possibilità di conoscere ed avvicinarsi allo Yoga. Lezioni gratuite con gli insegnanti dei Castelli Romani con i vari stili di Yoga, meditazione, alimentazione naturale, musica e molto altro ancora. Tutto questo è Yoga arte di vivere 2018. Pensato e organizzato da un gruppo di insegnanti qualificati del territorio, l’evento nasce con l’intento di creare una rete fra coloro che insegnano e diffondono la scienza e la disciplina dello Yoga nel territorio dei Castelli e fra le associazioni che aderiscono alla diffusione dello Yoga e di discipline affini. Un fitto ed un interessante programma caratterizzerà tutta la giornata, coinvolgendo anche i più piccoli. L’intento è di offrire a tutti la possibilità di avvicinarsi alla disciplina orientale nelle sue specificità, per dare ulteriore conferma del suo valore per il benessere fisico, mentale e spirituale e rafforzare il legame di questo insegnamento con il territorio dei Castelli Romani, dove già lo Yoga è molto diffuso, dove negli ultimi anni si sono viste nascere e formarsi tante associazioni, scuole ed insegnanti qualificati. Ogni sponsor o associazione potrà presentare e pubblicizzare la sua attività, esporre i propri prodotti, creare uno spazio vitale all’interno della manifestazione di interscambio culturale e sociale, nel rispetto dell’etica dello Yoga e della sua filosofia. Per questa edizione sarà Il supermercato del biologico, NaturaSi di Albano Laziale a sponsorizzare l’evento. Conosciuto in occidente soprattutto per i suoi benefici corporei, lo Yoga risana l’uomo invece da ogni punto di vista: ci sono otto stadi da raggiungere per ottenere la propria pace interiore ed esteriore, partendo dal corpo per arrivare a distendere la mente e il pensiero. Rilassato il corpo si passa al controllo del respiro, che diviene più fluido e rilassato, portando alla distensione della mente stessa dal suo continuo agire. Lo Yoga dà la possibilità a ogni uomo che lo desideri di esplorarsi nella propria intimità più profonda, riuscendo a liberarsi da limiti e sofferenze: è un metodo per ottenere anche un enorme benessere fisico, grazie agli esercizi che liberano il corpo dalle tensioni dovute a una vita frenetica e stressante. Grazie allo Yoga si impara infatti a gestire la sofferenza, la paura, si alleviano i sintomi dell’ansia, poiché si imparano a sentire le proprie sensazioni ed emozioni, anche negative, accettandole per poterle poi lasciare andare via. Inoltre, grazie allo Yoga, è possibile ridurre la produzione di cortisolo e adrenalina, andando a calmare il corpo, riducendo lo stress e dando inizio a un rilassamento profondo.

Vi aspettiamo!

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L’omeopatia, curare l’essere umano nella sua completezza

L’omeopatia è una delle più note e controverse terapie alternative. All’interno dell’ampio panorama dei rimedi naturali attualmente conosciuti, questa specifica soluzione incontra il favore di molti, così come un ampio ventaglio di critiche. Il principio su cui si basa l’omeopatia è quello di “curare il simile con il simile” (Similia similibus curantur) enunciato già da Ippocrate. Il primo a trattare in maniera organica e organizzata il tema della cura omeopatica è stato un tedesco, il Dr. Samuel Hahnemann, con la pubblicazione nel 1810 del libro “Organon of medical art”. Alla base della tecnica il principio di riproduzione dei sintomi, con il farmaco omeopatico che punta quindi a replicare la “sintomatologia” manifestata da un soggetto sano. Gli esperimenti del medico tedesco iniziarono con la China (Chinino) sostanza utilizzata per curare la malaria. Provò ad utilizzare (da sano) questo rimedio su se stesso e dopo l’assunzione si accorse della comparsa di febbre intermittente e altri sintomi, proprio gli stessi che quella sostanza andava a curare nei soggetti malati. Hahnemann si convinse così che lo stesso principio attivo può far ammalare o curare la medesima patologia e che tutto si gioca sul quantitativo utilizzato: alte dosi ammalano, basse (anzi bassissime) dosi sono invece curative. Secondo l’omeopatia, infatti, la diluzione del principio attivo non comporta affatto una riduzione dell’effetto di quella sostanza, ma al contrario sarebbe in grado di potenziarlo. Hahnemann sperimentò poi anche l’effetto di altre sostanze sui pazienti sani confermando sempre la sua teoria e riducendo ancor di più i quantitativi utilizzati arrivando a dosi infinitesimali. Insieme alla diluizione le sostanze venivano anche dinamizzate. Il processo di “Dinamizzazione” consiste nell’agitare la soluzione più volte con l’obiettivo di potenziare l’azione delle sostanze disciolte all’interno grazie all’energia manuale. Uno degli aspetti più importanti da considerare quando si parla di ricorso all’omeopatia consiste nell’affidarsi a un medico omeopata preparato su entrambi i fronti, quello della medicina tradizionale come dei trattamenti omeopatici. Questo in quanto la pratica omeopatica necessita in primo luogo di un approccio specifico, che varia da persona a persona. Ognuno ha un suo personale modo di rispondere ai trattamenti medici, siano essi tradizionali o frutto di tecniche alternative. L’omeopatia inoltre si basa sul principio del “simile ha ragione del simile”, quindi individuare le caratteristiche del paziente e la sua capacità di risposta alle terapie si dimostra essenziale. Si procede somministrando al paziente una dose diluita di principio attivo si cerca indurre appunto una reazione “simile a quella riscontrabile in un soggetto sano”. Agendo in sostanza più come un vaccino che come un normale farmaco antibiotico, l’omeopatia punta a stimolare la reazione del sistema immunitario inducendo una fisiologica e naturale guarigione da parte dell’organismo del malato. Per innescare questo processo l’omeopata dovrà avere cura di approfondire anche l’aspetto psicologico del paziente, analizzandone caratteristiche come l’emotività e come queste influiscano sulle capacità di recupero. Un approccio orientato al riequilibrio dell’energia vitale dell’individuo, che per sua stessa caratteristica di base non ha mancato di attirare su di sé le più aspre critiche da parte di un’ampia parte dei rappresentanti della medicina tradizionale. Al di là delle diverse correnti, il punto forte dell’omeopatia è senza dubbio quello di curare l’essere umano nella sua completezza, affrontando i problemi a monte e non solo i sintomi come si ostina ancora a fare la medicina tradizionale. Considerare la persona nella sua interezza fatta di emozioni, tratti psicologici e fisici, ereditarietà, stile di vita e tanto altro, fa si che si possa trovare uno o più rimedi su misura individuati associando anche ad ogni paziente una costituzione di riferimento.

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Il potere del mantra: la forza di sprigionare la mente

Il mantra è, in molte tradizioni, una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera. Come una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde, il mantra ci permette di indirizzare la mente verso un porto sicuro, attraversando le tempeste a cui la vita ci confronta. Il termine mantra deriva da due parole sanscrite: manas (mente) e trai (liberare da). Letteralmente significa sprigionare la mente. Un mantra consiste in una o più sillabe che creano onde sonore. Il suono è una forma di energia. La combinazione di suono, ritmo, tono e significato purifica la mente e i pensieri determinati dall’ego, che ci impediscono di sperimentare la chiarezza, la pace e la gioia. I mantra sono formule che permettono di collegarci alla nostra vera essenza interiore, alla vera natura che è parte di noi: che poi lo chiamiamo Dio, divinità, Universo, deva, energia cosmica o qualsiasi altra cosa non importa. Il concetto è chiaro, i mantra ci connettono con la nostra natura più profonda agendo direttamente sull’inconscio. Cantando ripetutamente un mantra, stimoliamo i punti di risonanza sul palato, che attivano l’ipotalamo, una ghiandola cerebrale, e apportano benefici a tutto il corpo. Conosciuta in tutta l’Asia, l’India e l’Oriente, il sanscrito è la sorgente dei mantra nelle tradizioni Yoga, hindu, tibetana e taoista. I Veda (un’antichissima raccolta in sanscrito vedico di testi sacri dei popoli arii) narrano che questa creazione (l’Universo) è nata dal suono. Quando si vibra un mantra, è importante articolare i movimenti della bocca e della lingua per ricavarne il massimo beneficio. La posizione della lingua nella bocca è una scienza Yoga a sé. La polarità maschile della lingua si connette con la polarità femminile della bocca in un punto specifico richiesto per produrre il suono, completando un circuito energetico e provocando un effetto specifico nel cervello. Vibrare i mantra, in silenzio o ad alta voce, è un metodo consapevole di controllare e dirigere la mente. Felicità, sofferenza, gioia e rimpianto sono frequenze vibratorie nella mente o onde di pensiero. Quando vibriamo un mantra scegliamo di invocare il potere positivo contenuto in quelle particolari sillabe. Che sia per la prosperità, la pace della mente, l’espandere l’intuizione, o uno qualsiasi dei molti benefici possibili inerenti ai mantra, semplicemente vibrandoli mettiamo in moto vibrazioni che avranno un effetto. Il dottor ‘Emile Couè ha creato grande scalpore nella prima parte del ventesimo secolo perché fece furore la sua affermazione: “Giorno dopo giorno in ogni modo, sto sempre meglio”. Il concetto del pensiero positivo allora sembrava rivoluzionario. Il dottor Norman Vincent Peale raggiunse milioni di persone con il suo famoso best seller, Il Pensiero Positivo. Dale Carnegie applico gli stessi principi nel suo “Come trattare gli altri e farseli amici”. Questi uomini hanno scoperto ed insegnato il potere creativo e curativo delle parole. In termini yogici , il pensiero positivo è la sostituzione, nella mente, di un’onda di pensiero positiva al posto di una negativa. Le parole positive possono guarire, elevare e ispirare. L’altra faccia della medaglia è che le parole sciatte, sgarbate e negative possono ferire.

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Il cioccolato fondente è anti-infiammatorio e antistress

Abbiamo parlato degli effetti benefici della frutta secca. Ma sono tanti gli alimenti naturali, che ci aiutano a contrastare malattie e disturbi. Tra questi va sottolineato certamente il cioccolato fondente. Mangiare cioccolato fondente ad alta concentrazione di cacao (per un minimo del 70%) ha effetti positivi sui livelli di stress e sull’umore, sulla memoria e contro le infiammazioni. Ad esserne convinti sono i ricercatori della californiana Loma Linda University che hanno studiato l’effetto del cacao sulla salute cognitiva, endocrina e cardiovascolare. I risultati del loro lavoro sono stati presentati all’Experimental Biology di San Diego pochi giorni fa. Nell’analisi è stato preso in considerazione cioccolato con un minimo del 70% di cacao e con il 30% di zucchero di canna biologico. “Per anni abbiamo esaminato l’influenza del cioccolato fondente sulle funzioni neurologiche dal punto di vista del contenuto di zucchero – ha detto Lee S. Berk, docente e ricercatore in psiconeuroimmunologia e scienze alimentari – Maggiore è la concentrazione di cacao, maggiore è l’impatto positivo sulle attività cognitive, sulla memoria, sull’umore, sul sistema immunitario”. Era già noto come i flavonoidi del cacao fossero antiossidanti e agenti anti-infiammatori, con meccanismi utili per la salute del cervello e per il sistema cardiovascolare. I risultati dello studio mostrano che il consumo di cacao agisce sulle risposte immunitarie e sui geni coinvolti nella percezione sensoriale, sviluppando l’iper-plasticità cerebrale (quella capacità che permette all’encefalo di modificare la struttura in relazione dell’attività dei propri neuroni). Così, spiegano i ricercatori, migliora anche l’elaborazione cognitiva, l’apprendimento, la memoria. il cioccolato è un buon tonico per il sistema nervoso grazie alla presenza di feniletinamina, un antidepressivo naturale, di metilxantine e di teobromina . Grazie all’alto contenuto di fosforo è ritenuto utile nei periodi di maggiore stress mentale. Se assunto alcune ore prima dello sport, funge da ottimo integratore energetico, soprattutto perché è in grado di mantenere alto il livello di glucosio contenuto nel sangue, allontanando il rischio di cali di zucchero durante l’allenamento. Inoltre, cacao e cioccolato fondente rappresentano una ricca fonte di polifenoli e flavonoidi, potenti antiossidanti in grado di aiutare a contrastare l’invecchiamento cellulare.

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Frutta secca, uno scudo contro il ritmo irregolare del cuore

Spesso, soprattutto negli ultimi anni, per ogni piccola patologia si ricorre ai farmaci. Sottovalutando gli effetti collaterali che a volte comportano. Per esempio, sopportare un leggero mal di testa di qualche ora durante il corso della giornata, diventa impossibile, ed allora subito con la “pasticchina magica”. Ma non funziona così. Andando su altri sintomi o patologie ben più importanti di un leggero mal di testa da stanchezza, si scopre, che la frutta secca può essere uno ‘scudo’ contro un’alterazione del ritmo cardiaco, la fibrillazione atriale. Mangiare con regolarità noci, nocciole e mandorle può aiutare infatti a ridurre il rischio di sviluppare questa condizione. Ad evidenziarlo uno studio del Karolinska Institutet e dell’Università di Uppsala, in Svezia, pubblicato pochi giorni fa online su Heart. Secondo i ricercatori un consumo regolare può anche ridurre il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca, anche se i risultati sono meno consistenti. Per la ricerca sono state prese in esame le risposte a un questionario sulla frequenza alimentare e le informazioni sullo stile di vita di oltre 61.000 svedesi tra i 45 e gli 83 anni. La loro salute cardiovascolare è stata monitorata per 17 anni (fino alla fine del 2014) o fino al loro decesso. Durante il monitoraggio, ci sono stati 4983 infarti, 3160 casi di insufficienza cardiaca e 7550 casi di fibrillazione atriale. Il consumo di frutta secca è risultato associato a un minor rischio di fibrillazione atriale. Una porzione una o tre volte al mese era associata a un rischio ridotto di appena il 3%, che saliva al 12% per il consumo una o due volte a settimana e al 18% per tre o più volte. Ogni porzione aggiuntiva settimanale è stata associata ad un abbassamento del 4% nel rischio. Gli studiosi spiegano che la frutta secca, in particolare le noci, sono fonti di acidi grassi insaturi, proteine, fibre, minerali (ad esempio magnesio, potassio e zinco), vitamina E, folati e altri composti bioattivi come fenoli e fitosteroli. Il consumo può influenzare la salute cardiovascolare migliorando i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, riducendo il rischio di aumento di peso attraverso effetti antiossidanti e anti-infiammatori. Ciò può far si che giochi un ruolo importante nel ridurre il rischio di fibrillazione atriale ed, eventualmente, di insufficienza cardiaca. Per quanto riguarda la frutta secca ricordiamo che il consumo di uvetta può contrastare lo sviluppo di batteri in grado di causare gengivite ed infiammazione. Le persone affetta da gengivite sarebbero più esposte di altre a problemi cardiaci. Gli esperti hanno individuato l’infiammazione come punto in comune tra gengivite e problemi cardiaci. L’uvetta potrebbe contribuire a ridurla. Mandorle, noci, nocciole, pistacchi e pinoli sono alcuni rappresentanti della frutta secca considerata benefica per il cuore per via dell’elevato contenuto di grassi monoinsaturi e polinsaturi e della bassa presenza di grassi saturi. Secondo gli esperti, consumare frutta secca da due a quattro volte alla settimana può contribuire a diminuire l’incidenza delle patologie cardiache nella popolazione.

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Oxford University: con una dieta vegana si risparmierebbero 8,1 milioni di morti

Qualcuno storcerà il naso, ma ormai sono anni che viene sottolineata l’importanza di una alimentazione vegetariana/vegana. I motivi per promuovere una dieta vegetariana sono di natura molto varia. Etici, ecologici e salutistici. Senza parlare del fatto che, negli ultimi anni, i medici ormai riconoscono i danni operati sull’organismo da un regime carnico, non sarà un caso se i mistici di tutte le religioni, a partire dalle monache e dai monaci, cattolici e ortodossi, passando per i sufi dell’islam e i cabalisti dell’ebraismo, per non parlare degli indiani e degli orientali in generale, hanno scelto un regime vegetariano, e talvolta vegano. Pochi giorni fa uno studio della Oxford university pubblicato dalla rivista Pnas, che ha calcolato anche i risparmi in termini economici che si otterrebbero, parla chiaro: se tutto il mondo adottasse una dieta strettamente vegana si risparmierebbero 8,1 milioni di morti premature da qui al 2050, ma anche un cambiamento minore che limiti il consumo di carni rosse a circa 300 grammi alla settimana ne eviterebbe più di 5 milioni. I ricercatori hanno elaborato quattro diversi scenari, uno di ‘business as usual’ in cui si mantengono le attuali tendenze in termini di dieta, uno in cui si limita la carne a 300 grammi a settimana aumentando l’apporto di frutta e verdura, uno strettamente vegetariano e uno vegano. Il maggior guadagno in termini di vite salvate, soprattutto per le minori malattie cardiovascolari ma anche per tumori e patologie legate all’obesità, verrebbe appunto dalla dieta vegana, seguita dalla vegetariana (7,4 milioni di morti risparmiate). Queste due permetterebbero anche i maggiori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegana, mentre quella ‘moderatamente carnivora’ le ridurrebbe del 30%. I benefici economici per i sistemi sanitari andrebbero dai 700 ai mille miliardi di dollari l’anno. “Le diete sbilanciate, con un consumo eccessivo di carne, sono responsabili del maggior peso globale in termini di perdita di salute – affermano gli autori -. Allo stesso tempo il sistema alimentare è responsabile di più di un quarto delle emissioni, ed è una delle forze principali che spingono i cambiamenti climatici”. Già negli anni 90 veniva più volte sottolineato il beneficio di una dieta vegetariana. Un’ indagine pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, confermava già quanto le diete basate su frutta e verdura possono significativamente contribuire a migliorare la salute del cuore. Chi segue una dieta vegetariana, non solo è più ottimista, ma scongiura anche il rischio di malattie cardiache ben del 32% rispetto a chi mangia carne e pesce. L’analisi coinvolse 45.000 volontari provenienti da Inghilterra e Scozia, arruolati nel corso degli anni ’90 e seguiti per 11 anni, dell’European Prospective Investigation del Cancer and Nutrition (EPIC)-Oxford study, di cui il 34% erano vegetariani. Una così significativa rappresentanza di vegetariani è rara negli studi di questo tipo ed è stata la chiave vincente per effettuare stime più precise dei rischi relativi ai due diversi gruppi. Dopo aver sottoposto ai volontari questionari specifici e aver escluso fattori quali l’età, il fumo, l’assunzione di alcol, l’attività fisica, il livello di istruzione e il background socio-economico, i risultati hanno mostrato chiaramente che il rischio di malattie cardiache nei vegetariani è di circa un terzo inferiore rispetto ai non-vegetariani. Durante il follow-up, 169 persone sono morte a causa di malattie cardiache, mentre 1.066 sono state ricoverate in ospedale per problemi cardiovascolari. Tra questi casi, la maggior parte erano onnivori e non vegetariani. Questo perché coloro che seguivano una dieta priva di carne e pesce, in genere, aveva indici di massa corporea (BMI) più bassi e meno casi di diabete, oltre ai livelli di colesterolo di gran lunga più bassi e una pressione sanguigna più regolare. Vi sono, tuttavia, tre diverse categorie di vegetariani: i vegani non mangiano nessun tipo di carne, pollame, pesce, uova e latticini. Fondamentalmente, i vegani non mangiano nessun alimento che contenga derivati animali. I latto-vegetariani non mangiano carne, pollame e uova o qualsiasi cosa che contenga questi elementi. I latto-vegetariani, tuttavia, mangiano latticini come yogurt, burro, latte e formaggio. Infine, i latto-ovo-vegetariani non mangiano carne, pesce o pollame, ma mangiano latticini e uova.

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Lo yoga può cambiare le nostre vite: ecco come

C’è chi le chiama energie negative, chi pensieri tossici o chi semplicemente lo etichetta come stress. A prescindere dal nome usato, quando siamo intossicati, il nostro corpo secerne una serie di molecole dannose per l’organismo, tali sostanze incidono negativamente sulla salute della nostra pelle, del nostro cervello, del cuore, del fegato e su altri organi vitali, senza considerare che condizionano negativamente la nostra esistenza rendendoci mal predisposti verso la vita in generale e verso il prossimo. I danni dello stress e della negatività sull’organismo possono tradursi addirittura con un calo della vista. Come è chiaro, i danni fisici del nervosismo possono essere molteplici e coinvolgere gli organi e i tessuti più disparati.I cosiddetti “ormoni dello stress” hanno un impatto negativo anche sulla memoria e sui collegamenti del nostro sistema nervoso centrale. Un problema che sta coinvolgendo qualsiasi fascia di età senza distinzione di sesso. Sicuramente i modelli di vita frenetici stanno spingendo l’essere umano verso una condizione di vita estrema, rendendolo vulnerabile a qualsiasi malattia. Spesso la risposta viene data con dei farmaci, che in realtà non risolvono il problema alla radice. Lo Yoga come scienza sacra può cambiare la nostra vita. Lo yoga e la meditazione sono pratiche benefiche per la salute, sia mentale che fisica. Gli effetti sono vasti e si concretizzano in un miglioramento della resistenza allo stress. Sono numerosi gli studi scientifici che confermano ormai quanto sia benefico lo Yoga. Lo yoga è un metodo di crescita spirituale interiore, nato 5000 anni fa in India: esistono moltissimi testi riguardo lo Yoga, ma solitamente la base per chi si avvicina per la prima volta a questa nobilissima disciplina, è costituita dallo Yoga Sutra, del Maestro Patanjali, vissuto in India del sud 2500 anni fa. Il termine Yoga deriva dal sanscrito ‘yug’ che significa legare insieme, unire il corpo la mente e lo spirito. Decidere di praticare Yoga ogni giorno, o comunque con cadenza regolare, aiuta a stabilire nuove abitudini che possono riguardare sia la cura di sé sia altri ambiti della propria vita. Lo Yoga stimola la forza di volontà e il desiderio di migliorarsi con un impegno costante, insegna a non essere troppo rigidi con se stessi ma allo stesso tempo a non lasciarsi andare alla pigrizia, a riconoscere i propri limiti e a capire come superarli nel caso in cui sia necessario. Lo Yoga aiuta ad alleviare lo stress. Questo potere deriva probabilmente dalla sua capacità di ridurre l’attività delle proteine note per avere un ruolo nel processo infiammatorio, secondo uno studio pubblicato dai ricercatori dell’Università della California. Un piccolo studio condotto in Norvegia ha suggerito che molti benefici per la salute dello Yoga potrebbero essere correlati alla sua capacità di modificare l’espressione dei geni delle cellule immunitarie. Le persone con ipertensione lieve o moderata potrebbero beneficiare della pratica dello Yoga, come sottolinea uno studio dell’Università della Pennsylvania. I ricercatori hanno scoperto che le persone che praticavano Yoga, rispetto a coloro che avevano partecipato ad un programma nutrizionale, potevano godere di una riduzione maggiore della pressione arteriosa. Un piccolo studio condotto presso la Ball State University ha scoperto che praticare Yoga per 15 settimane potrebbe aumentare in modo significativo la capacità polmonare vitale, che è la massima quantità di aria espirata dopo aver fatto un respiro profondo. Inoltre, uno studio condotto dai ricercatori della Boston University ha dimostrato che 12 settimane di pratica dello Yoga potrebbero contribuire a ridurre l’ansia e ad aumentare i livelli di acido gamma-aminobutirrico nel cervello. Bassi livelli di questa sostanza sono correlati a disturbi come ansia e depressione. Infine, Come parte integrante di uno stile di vita sano, lo Yoga può aiutare a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare, come pressione alta, colesterolo alto e livelli di zuccheri nel sangue. Secondo gli esperti di Harvard, lo Yoga farebbe bene al cuore e alla salute cardiovascolare. https://www.ilmamilio.it/c/comuni/6519-lo-yoga-puo-cambiare-le-nostre-vite-ecco-come.html

 

Kundalini Yoga, tra benessere psicofisico ed evoluzione spirituale

Lo yoga è un metodo di crescita spirituale interiore, nato 5000 anni fa in India: esistono moltissimi testi riguardo lo Yoga, ma solitamente la base per chi si avvicina per la prima volta a questa nobilissima disciplina, è costituita dallo Yoga Sutra, del Maestro Patanjali, vissuto in India del sud 2500 anni fa. Il termine Yoga deriva dal sanscrito ‘yug’ che significa legare insieme, unire il corpo la mente e lo spirito. Il Kundalini Yoga si differenzia per la sua completezza: si tratta di una disciplina che si basa su una sintesi equilibrata di tecniche prettamente fisiche, tecniche di controllo del respiro, uso di mantra (ripetizione di particolari fonemi in lingua sanscrita), meditazioni e rilassamenti. L’ obiettivo dello Yoga è calmare la mente, rilassare l’anima, provare l’esperienza del silenzio interiore, riuscendo così a entrare in contatto diretto con una realtà non condizionata dall’esperienza umana quotidiana, fatta di idee, concetti, dogmi e schemi: staremo solo con noi stessi, come puro spirito e pura luce. Conosciuto in occidente soprattutto per i suoi benefici corporei, lo Yoga risana l’uomo invece da ogni punto di vista: ci sono otto stadi da raggiungere per ottenere la propria pace interiore ed esteriore, partendo dal corpo per arrivare a distendere la mente e il pensiero. Rilassato il corpo si passa al controllo del respiro, che diviene più fluido e rilassato, portando alla distensione della mente stessa dal suo continuo agire. Lo Yoga dà la possibilità a ogni uomo che lo desideri di esplorarsi nella propria intimità più profonda, riuscendo a liberarsi da limiti e sofferenze: è un metodo per ottenere anche un enorme benessere fisico, grazie agli esercizi che liberano il corpo dalle tensioni dovute a una vita frenetica e stressante. Grazie allo Yoga si impara infatti a gestire la sofferenza, la paura, si alleviano i sintomi dell’ansia, poiché si imparano a sentire le proprie sensazioni ed emozioni, anche negative, accettandole per poterle poi lasciare andare via. Inoltre, grazie allo Yoga, è possibile ridurre la produzione di cortisolo e adrenalina, andando a calmare il corpo, riducendo lo stress e dando inizio a un rilassamento profondo. Molte persone, dopo aver provato i benefici dello Yoga, cercano di accettare tutte le sensazioni che provano, sia negative che positive: sappiamo bene come l’ansia sia sempre causata dalla paura di provare emozioni spiacevoli e dal continuo cercare di evitare di andarci incontro, piuttosto che da emozioni effettive ed esistenti. Il Kundalini Yoga non è una religione. Il Kundalini Yoga è una scienza sacra. E’ stata sempre tenuta segreta. Per migliaia di anni questa conoscenza yogica è stata dispensata prudentemente in forma orale da Maestro a discepolo. Non è mai stato insegnato pubblicamente fino al 1969, quando Yogi Bhajan lo portò negli USA. In Italia arrivo intorno alla fine degli anni 70. Il Kundalini Yoga è molto più di un semplice sistema di esercizi fisici. E’ uno strumento dinamico e potente volto a espandere la consapevolezza. La Kundalini viene descritta come l’energia latente che giace alla base della nostra colonna vertebrale. Secondo questo stile di Yoga l’energia kundalini si risveglia grazie alla pratica delle asana, agli esercizi di respirazione (pranayama), alla pratica regolare della meditazione e al canto dei mantra. Il Kundalini Yoga talvolta viene chiamato anche Yoga della consapevolezza e mira a coltivare il potenziale creativo e spirituale dell’essere umano.

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